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E’ tutta questione di metodo…

metodo Martinotti Siro Merotto

Raramente vi diamo nozioni tecniche ma oggi siamo in vena di “salire in cattedra” giusto per poche righe.
Siamo qui per difendere il metodo Martinotti (detto anche metodo Charmat) ovvero la tecnica che usiamo per trasformare il vino in spumante attraverso la rifermentazione in autoclave.

Molto spesso viene confuso come un metodo industriale per spumantizzare in fretta e stare al passo con le richieste della grande distribuzione e avere vini “veloci da bere”, ma in una piccola realtà come la nostra non è così.

Originariamente il metodo Martinotti-Charmat era pensato per ottenere spumanti freschi e fruttati e dare longevità e varietà a questa tipologia di vini. Quindi ben lontano dall’omologazione hanno tentato di abituarci negli scorsi anni!


Il nostro vino riposa più a lungo dei 15-20 giorni necessari e ogni passaggio è controllato attentamente… però non possiamo svelarvi tutti i segreti del mestiere.
Vi possiamo però dire che la lavorazione lenta contraddistingue il nostro Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene DOCG dai prodotti di massa… certo può piacere o no ma di certo nella bottiglia si ritrovano profumi e aromi del vigneto: portiamo in tavola il territorio e non solo il vino.

Volete saperne di più su come lavoriamo? Venite a trovarci

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Rive: la massima espressione del nostro lavoro

Rive di Col San Martino - Siro Merotto

La riva per noi contadini è un insieme indescrivibile di emozioni che noi abbiamo come obbligo mantenere e proteggere…. è la nostra chiave per entrare in un mondo più profondo e  interiore dove gli equilibri sono sottili e volatili come un dolce sospiro (Nicola Merotto)

Con queste parole del nostro enologo vi vogliamo dare un’anteprima del nuovo vino che metteremo in commercio nel 2017: il Rive di Col San Martino.
Si tratta di una edizione limitata di Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene DOCG che va a prendere il posto del Millesimato prodotto sempre dalle migliori uve raccolte rigorosamente a mano nei vigneti di Col San Martino nel comune di Farra di Soligo.

Sul sito del Consorzio di tutela potete leggere queste parole:

Il termine “Rive” indica, nella parlata locale, le pendici delle colline scoscese che caratterizzano il territorio. Questa tipologia mette in luce le diverse espressioni del Conegliano Valdobbiadene. Il Rive è ottenuto spesso dai vigneti più ripidi e vocati con uve provenienti da un unico Comune o frazione di esso, per esaltare le caratteristiche che il territorio conferisce al vino. Nella denominazione sono presenti 43 rive, ed ognuna di esse esprime una diversa peculiarità di suolo, esposizione e microclima. Nel Rive la produzione è ridotta a 13 t per ettaro, le uve vengono raccolte esclusivamente a mano e viene indicato in etichetta il millesimo.

Ma quanto potrete bere il Rive di Col San Martino?

Ancora non ve lo possiamo dire ma ricordate che la nostra filosofia aziendale prevede di lasciare che il tempo faccia il suo corso: un vino “riposato” a lungo saprà sprigionare aromi e profumi migliori da condividere con i vostri amici.

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L’estate in vigneto: la potatura verde

Anche la vite va in vacanza! Ma prima di partire… si deve rifare il look!

 

Il lavoro in vigneto non si ferma neppure con le temperature più calde! Prima della vendemmia infatti, che viene fatta a fine estate, si procede con la potatura verde o potatura estiva, un restyling  della vigna che si fa generalmente durante la bella stagione. Ma a che cosa serve e in cosa consiste la potatura verde?

Per potatura verde si intendono tutti gli interventi che permettono di regolare lo sviluppo della chioma della vite e di equilibrare il rapporto tra superficie fogliare e produzione. Queste pratiche permettono di selezionare i tralci più adatti alla produzione e di creare un ambiente idoneo alla maturazione dei grappoli. Non solo: la potatura verde favorisce anche la corretta distribuzione degli antiparassitari e quindi una maggiore efficacia dei trattamenti…un vero e proprio trattamento di bellezza per la vite.

 

foglia-vite

La potatura verde si divide in varie fasi:

spollonatura: vengono eliminati i germogli che hanno origine sui rami vecchi;

scacchiatura: operazione che completa quella di spollonatura;

defogliazione: le foglie vengono asportate per migliorare insolazione e arieggiamento;

cimatura dei tralci: vengono tagliati i tralci cresciuti troppo rispetto alla struttura;

legatura della vegetazione o palizzatura: viene eseguita nelle forme di allevamento a spalliera  e favorisce la crescita verticale e ordinata dei germogli, in modo tale che non sporgano nell’interfila o corrano lungo il filare.

diradamento dei grappoli: aiuta a riportare in equilibrio le viti che presentano un eccesso di grappoli in rapporto alla propria capacità vegetativa.

 

Durante la bella stagione, però, oltre alla potatura verde, continuano una serie di operazioni che fanno sì che a settembre la vendemmia sia più ricca che mai: irrigazione e trattamenti infatti sono continui nei bei pendii sotto San Vigilio, dove si trova il nostro vigneto. Il caldo non ci ferma, e il risultato è il sentore  dell’uva maturata sotto il caldo agostano che potete trovare nel nostro vino bianco

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Le malattie del vino – parte 1

Il vino è paragonabile ad un essere vivente e come tale si può “ammalare”. Vediamo qui una breve rassegna di cosa può intaccare il nostro prodotto

I batteri acetici

Sono chiamati acetici quei batteri dotati di intensa attività ossidativa
che, ossidando l’alcool etilico ad acido acetico,  sono i responsabili della così detta “fermentazione acetica”.
Hanno la capacità di sintetizzare la cellulosa e formare delle voluminose “madri” dal forte sentore di aceto.
I batteri acetici, trovano un ambiente favorevole quando la temperatura  tra i 25° C e 30° C, un pH di 3.2 (tipico del vino bianco Prosecco) e un tenore alcolico basso, attorno al 10% vol.

Come si prevengono?
– conservazione del vino in assenza di ossigeno e mantenimento della temperatura tra gli 8° C e 10° C
– utilizzo equilibrato di anidride solforosa
– in caso di vini in damigiana, impiegare dei dischi di paraffina pura impregnati di isotiocianato di allile

 

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Brut: cosa vuol dire?

E’ la versione più moderna e internazionale. Si caratterizza per profumi di agrumi e di note vegetali e crosta di pane, unita ad una bella e viva energia gustativa. Si apprezza servito a 7-9° C, su antipasti di pesce e verdure anche elaborati, primi con frutti di mare e piatti di pesce al forno o a tutto pasto. Il residuo zuccherino va da 0 a 12 g/l.